il 4 Maggio

“Ho abbandonato per un po’ il mondo e ho cercato la solitudine perché mi sono stancato di rendere omaggio alle moltitudini che credono che l’umiltà sia una sorta di debolezza, e la compassione una specie di viltà,
e lo snobismo una forma di forza.”

Khalil Gibran

Il 4 maggio è finalmente arrivato.
Guardo fuori e ogni cosa sembra diversa: i fiori profumano di più, il sole splende e illumina ogni cosa.
Sembra che anche loro abbiano capito l’importanza di questo giorno che forse passerà alla storia e sicuramente rimarrà impresso nella nostra.
La gente scalpita, glielo leggi negli occhi.
È come una corsa. Sono tutti in posizione pronti a partire, attendendo solo lo sparo.
Boom!

“Si torna alla vita normale!” – pensano i più!
Per qualche giorno, come bestie fameliche, si correrà, pronti ad azzannare un qualsiasi  boccone di libertà, la stessa che per molto tempo ci è stata negata.
Forse saremo disorientati, un po’ come chi per mesi è stato al buio e vede improvvisamente la luce.
Terremmo ancora lo sguardo basso quando incontreremo qualcuno, perché quel senso di diffidenza misto a vergogna non ce lo toglieranno presto.

Ma pedaleremo in bici, ci soffermeremo a leggere i nostri libri preferiti sulle panchine con il vento tra i capelli, guarderemo i vecchietti tornare a parlare per strada, andremo a trovare i congiunti, che sono nessuno e sono tutti.
Torneremo a respirare a pieni polmoni.

“Torneremo alla normalità!” – pensano i più.
Ma cosa sarà la normalità dopo ieri?

Ditemelo voi!
Ditemi che questi mesi ci hanno insegnato qualcosa, che non basterà un lunedì 4 maggio di un anno che non dimenticheremo facilmente per rovinare tutto ciò che abbiamo costruito e ricadere nel baratro.
Ditemi che rifletteremo su quanto accaduto e che non saremo di nuovo gli Italiani di Berlusconi: che prima era il diavolo e poi la mente ha fatto reset, ed è ritornato ad essere Dio!

Ditemi che non dimenticheremo.
Che non ci costringeremo di nuovo alla tortura della reclusione, che ricorderemo quando era alienante la solitudine e importante l’amore.
Ditemi che ci ricorderemo quanto ci sono mancati gli abbracci, i baci a fior di labbra o le carezze dei nostri genitori.
Quanto abbiamo sognato di sentire ancora il profumo del mare nell’aria, di poter salire su un’auto per andare lontano sapendo poi di poter ritornare.

Ditemi che abbiamo imparato che il tempo è il bene più prezioso che abbiamo e forse, dico forse, 12 ore chiusi in ufficio, in auto, nel traffico, senza il tempo di dirsi quasi ciao, non fanno più per noi.

Ditemi che proveremo a cambiare in meglio questo mondo, che saremo finalmente cresciuti e che i nostri genitori, figli, amici, amanti o nipoti saranno fieri di noi.
Ditemi solo questo.

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